L’Open Source

7 maggio 2009

L’Open Source è un approccio differente allo sviluppo, alla distribuzione e alla filosofia dello sviluppo di software i cui punti principali sono la condivisione del suo codice sorgente e la possibilità di cooperare.

In realtà, tutto iniziò con Richard Stallman, l’uomo considerato padre di questa ideologia.

Stallman era un programmatore che, insieme a un gruppetto di hacker aveva scritto completamente un sistema operativo. Quando poi iniziò a aggiungere e implementare funzioni in UNIX, l’azienda che ne deteneva i diritti gli negò l’accesso al codice sorgente e la distribuzione del suo software, anche se l’azienda stessa ne avrebbe tratto profitto dalle sue modifiche.

E così, nel 1984, iniziò lo sviluppo del sistema operativo GNU. E poiché Richard aveva pubblicato un annuncio su Internet, furono molti gli aiuti di persone appassionate con la sua stessa idea.

Insieme a GNU, viene fondata anche la Free Software Foundation.

La parola Free, in inglese, ha però duplice significato. Significa sia libero sia gratuito. Le cose non sono strettamente legate, in quanto in nessuna licenza di questo tipo vi è scritto che il software deve essere gratuito, ma soltanto che distribuendolo devo anche condividere il codice sorgente.

Oggi, il fenomeno si è evoluto ed è comunemente associato a Linux e all’Open Source (Software aperto).

Visto che UNIX era un sistema proprietario, ogni suo programma doveva essere rifatto da zero, e quindi man mano Stallman cominciò a creare un sostituto per un determinato programma, e poi un altro, e un altro ancora… fino ad averli sostituiti tutti.

La cosa rimaneva però in uno stato di stallo: i programmi erano stati creati, ma mancava un nucleo in grado di farli “interagire” tra loro. Stallman si rese subito conto che sarebbe stato molto complesso. Contemporaneamente, un giovane di nome Linus Torvalds ne sviluppò uno tutto suo in pochissimo tempo, che funzionava perfettamente con GNU. Linux deriva quindi dall’unione dei programmi sviluppati per il progetto GNU e dal nucleo Linux.

Open Source permette alle persone di collaborare alla scrittura di un software sacrificando la proprietà intellettuale. Lo scopo è semplicemente quello di far funzionare il software e che gli altri possano contribuire aggiungendo funzioni o migliorando quelle già presenti.

C’è da dire che agli albori della rete Internet, il software veniva scambiato liberamente senza dazi e dogane, solo intorno agli anni ‘70-‘80 ha iniziato a diffondersi tra i programmatori l’idea di software proprietario, in completa opposizione al software libero. E la colpa è per gran parte attribuibile alla Microsoft, che è stata una dei veri pionieri del modello di software proprietario.

Al contrario di quanto si possa comunemente pensare, nell’ambito dell’Open Source esistono molteplici licenze. La più diffusa e usata è la GNU General Public License (GPL).

L’idea del copyright esiste, ma completamente all’inverso, e si chiama infatti copyleft. Essa dichiara che un utente può ridistribuire, modificare e aggiungere funzioni al software, ma quando lo distribuisce deve obbligatoriamente includere anche il codice sorgente.

Negli anni della nascita di GNU/Linux, sono nate anche molteplici aziende (tra le più importante Cygnus e Red Hat) che fornivano supporto e assistenza a pagamento per i sistemi Open Source.

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